Autonomia degli Odontoiatri: dalle origini ai nostri giorni

AUTONOMIA DEGLI ODONTOIATRI: DALLE ORIGINI AI NOSTRI GIORNI   di  Salvatore Rampulla 

Sono state tante le occasioni in cui si è parlato di autonomia degli Odontoiatri, ma ogni volta ho avuto la sensazione che si partisse da un livello troppo alto, tale da permettere di poter seguire il dibattito solo a chi avesse già una conoscenza avanzata dell’argomento. Mi vengono allora in mente tutti i colleghi da poco laureati ma anche tutti i colleghi che nonostante siano vecchi lupi della professione, non hanno ancora percepito il significato ed il valore di questa AUTONOMIA di cui da tempo si parla. Preferisco allora ripartire da zero, per cercare di essere più esaustivo possibile, anche se correrò il rischio che qualcuno possa annoiarsi leggendo questo articolo, pazienza.

COSA VUOL DIRE ODONTOIATRA
I primi colleghi laureati in Odontoiatria nel 1984 dovettero aspettare l’avvento della L.409/85 che formalizzava in Italia la professione di Odontoiatra, istituiva gli esami di Stato e creava una rappresentanza ordinistica. Non esisteva ovviamente un “Ordine dei Medici Odontoiatri” e allora questi professionisti, nati per volere della Comunità Europea, furono collocati nel già esistente “Ordine dei Medici Chirurghi” che cambiò nome e divenne ”…e degli Odontoiatri”. La ratio di questa collocazione è molto semplice. Il legislatore europeo aveva voluto creare il “Medico Odontoiatra”, con un percorso privilegiato, ed infatti la parola odontoiatra che proviene dal greco significa: medico (=iatra) dei denti (=odonto). In quasi tutti gli Stati della comunità europea il Medico Odontoiatra ha lo stesso nome indipendentemente dal percorso di formazione. Per esempio, in tutti i Paesi che usano la lingua tedesca, si dice Zahnarzt (Zahn=dente, Arzt=Medico), in quelli in cui si parla inglese di dice semplicemente Dentist, e laddove si parla francese si dice Dentiste. In Italia si creò una terminologia diversa, che alcuni usavano per distinguere i laureati in medicina e chirurgia specializzati in odontoiatria, dai laureati in odontoiatria. Non è chiaro ancora oggi il perché di questa distinzione, probabilmente si svilupparono delle forme di invidia da parte di alcuni colleghi che nonostante la maturità degli anni, difettavano forse di maturità professionale; fatto sta che nacquero degli epiteti che oggi fanno sorridere ma che allora venivano usati con un certo disprezzo: i laureati in odontoiatria venivano chiamati “Odontopuffi”. Tra i sindacati solo AIO, antesignana come sempre, accolse da subito tutti gli esercenti della professione odontoiatrica. Perfino l’allora sindacato dei Medici dentisti (AMDI) non accettava i laureati in odontoiatria. Ci vollero 8 anni per cambiare nome, nel 1993 sotto la presidenza del Dr. Giampiero Malagnino (l’attuale Vicepresidente ENPAM) e poter fare così quello che AIO aveva già fatto 8 anni prima. Questo non tutti se lo ricordano. L’uso del termine odontoiatra, tra l’altro, non ha mai permesso di diffondere pienamente tra la popolazione il significato e il valore di questa professione. Pertanto, nella testa di molti cittadini, giornalisti e, diciamolo sottovoce, anche in quella di alcuni politici, la parola odontoiatra viene spesso confusa con odontotecnico, con le gaffes comunicative che potete ben immaginare. Se si fosse usata fin dall’inizio la corretta dizione europea di Medico Odontoiatra, per distinguerla da quella di Medico Chirurgo, questo non sarebbe successo. E non si sarebbe creato neppure il complesso di minus habens che alcuni laureati in odontoiatria (pochi per fortuna, e tra i più vecchi) ancora si portano dietro. Come se non bastasse, anche la giurisprudenza ha dapprima cassato le specialità odontoiatriche per medici chirurghi, e da allora gli stessi (se immatricolati dopo il 1985) non possono più esercitare la professione odontoiatrica; successivamente ha stabilito che tutti gli esercenti la professione di odontoiatra, siano essi laureati in medicina o in odontoiatria, debbano obbligatoriamente essere iscritti all’Albo Odontoiatri, ritornando così alla originale volontà del legislatore europeo di riunire in un’unica “casa” tutti gli esercenti della professione indipendentemente dal percorso di formazione seguito.

COSA VUOL DIRE AUTONOMIA
Ogni Consiglio dell’Ordine è costituito, in media, da circa 17 membri: 15 medici chirurghi, che sono eletti dagli iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi, e 2 che sono eletti dagli iscritti all’albo Odontoiatri. A gestire quest’ultimo c’è la Commissione Albo Odontoiatri (CAO), formata da 5 membri ed il suo presidente è quello che rappresenta la comunità odontoiatrica in seno a quell’Ordine. La CAO può organizzare tutte le attività per gli iscritti all’Albo, ma il tutto deve essere mediato dal Consiglio o dal Presidente dell’Ordine, che ne è il legale rappresentante. SE i rapporti tra quest’ultimo e il pres. CAO sono “buoni”, allora esiste una certa autonomia politica, organizzativa, economica, gestionale. E questo avviene in molti Ordini. Ma se ciò non avviene, l’attività della CAO può essere limitata fino alla paralisi. Potrebbe essere possibile perfino vietare al pres. CAO di scrivere le comunicazioni ai propri iscritti, cosa che si è in passato verificata. Di fronte a questa manifesta stortura, sorge spontanea una domanda: è giusto che sia così? Autonomia significa quindi dare la possibilità legale ai Medici Odontoiatri di potersi significare politicamente, di potersi amministrare con indipendenza e di poter gestire la propria professione, la propria rappresentanza e la propria vita. Tutto questo non più attraverso delle concessioni legate a rapporti interpersonali, bensi stabilito per legge. I Medici Odontoiatri oggi sono maturi per guardare a testa alta e con coraggio verso il futuro.

Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lucca
via Guinigi, 40 - Lucca - Tel. 0583 467276 - Fax 0583 490627
E-mail: segreteria@ordmedlu.it

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