Volume "Eradicazione della malaria in Sardegna"

PRESENTAZIONE VOLUME "Eradicazione della malaria in Sardegna"

La malaria in Italia, e specie in Sardegna, era una malattia socialmente più importante di ogni altra, perché colpiva una percentuale molto elevata della popolazione, con immediato danno economico che si ripercuoteva sulla vita umana, con perdita di giornate lavorative, con danno alla persona e alla collettività.

La Legislazione antimalarica italiana, emanata nei primi del '900 e poi continuamente aggiornata, aveva avuto come scopo soprattutto la bonifica delle zone palustri che abbondavano nell'Italia centrosettentrionale, mentre aveva trascurato il disordine dei regimi idrici, che hanno sempre costituito la principale origine della malaria meridionale ed insulare. I dati di mortalità per malaria, erano di 710 per milione di ab. nel 1887,che si abbassarono ad un minimo di 11 nel 1940, e la maggior parte dei decessi si verificò nell'Italia meridionale.

Non c’era in Europa un paese così gravemente infestato dalla malaria come la Sardegna. Questo fu il motivo per cui, come in altre regioni, lo stato mise in essere delle leggi che risolvessero il grave problema. Nel 1913, un elenco dei comuni d'Italia con zone malariche assegnava il primo posto alla provincia di Cagliari, presente con tutti i suoi comuni, e il terzo a quella di Sassari, dove il 99 per cento dei comuni figuravano infestati.,( l'89 per cento della superficie dell'isola - contro l'11 per cento dell'Italia - era infestato dalla malaria). Tra il 1903 e il 1912, il numero dei morti per malaria, su 10.000 abitanti, era stato - nella media annua - in Sardegna di 10,25, contro i 7,46 della regione più colpita immediatamente successiva, la Lucania, e l’1,54 dell'insieme del territorio italiano.

La profilassi antimalarica, malgrado gli enormi progressi che aveva fatto, incontrava solidi ostacoli ed era difficile da realizzare.

La somministrazione del chinino, era estremamente difficile. Il sardo, rassegnato alla malaria, fastidiosa ma poco mortale, e che egli credeva legata alla terra stessa in cui abitava, non ingeriva volentieri le pastiglie di chinino, che venivano distribuite abbondantemente, nei dispensari creati in quasi tutti i comuni. Egli attribuiva a queste pastiglie gli inevitabili disturbi di cui soffriva durante la cura, come anche le affezioni polmonari frequenti nei malarici.

Mostrare con foto d’epoca inedite la lotta contro la malaria è stata l’opera meritoria di un medico sardo, che ha permesso ai posteri di osservare come questo difficile problema fu affrontato ed in parte risolto.

L’autore del presente volume, appassionato studioso di malaria, oltre che realizzare con la RAI un documentario sull’argomento, ha allestito anche alcune mostre fotografiche presso l’Istituto di Igiene dell’Università di Palermo, presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma e presso la Biblioteca Provinciale di Basilicata a Potenza.

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